STAGIONI (1986 - 1993) SEASONS
Quante sono le stagioni per Marcozzi? Certamente assai più delle quattro canoniche, dal momento che le sue immagini ce ne propongono tante versioni attraverso una tavolozza cromatica in cui tripudiano tutte le possibili sfumature dell'arcobaleno.
Sul filo delle memorie incantate dell'infanzia, il fotografo affronta il tema del bosco, e della natura in generale, in termini dichiaratamente impressionistici, dando vita ad immagini in cui la programmatica negazione della nitidezza descrittiva tende a privilegiare quasi esclusivamente gli aspetti coloristici. Quasi che gli alberi, i prati, i fiori, le foglie rappresentino solamente un motivo contingente, certo necessario ma per nulla sufficiente, destinato a stemperarsi in una appassionata ricerca d'atmosfera.
Tributaria della pittura nella misura in cui rinuncia ad alcuni degli elementi specifici del linguaggio fotografico (la nitidezza della visione ad esempio) la fotografia di Marcozzi, con le sue impalpabili vibrazioni che rimandano ad una evidente musicalità, si inserisce in quell'ampio filone "contemplativo" che mira direttamente alla poesia ed alla rarefatta emozione estetica. Che ciò avvenga attraverso un procedimento molto elaborato (doppie esposizioni, panning, chiusura di uno stop) sta a testimoniare solo dell'accanita ricerca, da parte dell'autore, di una scrittura che eviti il più possibile esiti casuali, quand'anche intriganti, e che gli consenta, invece, di calibrare ogni effetto, direi ogni "invenzione" cromatica, sulla falsariga di una visione interiore.
Lanfranco Colombo, Milano 1993 (Il Diaframma - Kodak Cultura)
How many
Marcozzi's
seasons
are? Sure much more of the four normal ones, since his
images propose to us many versions through one chromatic palette in which
rejoice all the possible shadings of the rainbow. On the thread of the enchanted
memories of the childhood, the photographer faces the topic of the forest, and
the nature in a generalized manner, by using declared impressionistic terms,
giving life to images in which the programmatic denial of the descriptive
clearness tends to privilege exclusively the colouristic aspects. Nearly that
the trees, the fields ones, flowers and leaves represents only a contingent
reason, necessary but for null sufficient, destined to dissolve in one
passionate searching for athmosphere.
Tributary
of the painting insofar as renunciation to some of the specific elements of the
photographic language (the clearness of the vision as an example) the
photography of Marcozzi, with its intangible vibrations that send back to an
obvious musicality, becomes part in that wide "contemplative"
tradition aiming directly at the
poetry and the rarefied aesthetic emotion.
That happens through an elaborated procedure (double exposures, panning, closing of a stop) and testify of the obstinate search by the author for a writing that avoids accidental outcomes, even if intriguers, and that concurs instead to calibrate every effect, every chromatic "invention", on the pattern of his inner vision.





