L' ARTE DEL VEDERE

 

Il restauro della visione

Fare fotografia non vuol dire sapere come funziona una macchina fotografica, conoscere tutte le novità sul mercato ed operare con un “ricettario” che ci permette di non sbagliare uno scatto. Quando non siamo contenti delle nostre fotografie è inutile cambiare macchina, spesso quello che dobbiamo cambiare è la nostra testa, perché evidentemente non siamo stati capaci di riprendere i nostri soggetti come meritavano. Con questo corso cureremo in modo particolare l’educazione dello sguardo ed affronteremo un restauro mentale per eliminare tutte le deformazioni e gli stereotipi che ci impediscono di selezionare nel giusto modo le cose da racchiudere in quel rettangolo che diventerà poi una fotografia. I fotografi non sono persone normali: vedono di più e vedono meglio, e registrano quello che vedono per farlo vedere anche agli altri, i cosiddetti normali, che spesso sono ciechi.  Partiamo insieme per quest’avventura che nel giro di qualche mese trasformerà il nostro modo di considerare le cose e le persone, risveglierà il nostro sguardo e la nostra mente per essere in grado di percepire l’essenza vera del mondo in cui ci muoviamo ed esporla in maniera appropriata. Non è importante l’attrezzatura con cui si lavora, ma con un sistema reflex di qualsiasi marca ci si può divertire di più.  E possono partecipare anche le persone digiune di tecnica fotografica perchè quel minimo che serve veramente lo si potrà acquisire strada facendo. Buon viaggio.

 

L'intelligenza e la creatività del vedere contro la consuetudine del guardare che porta a volte a registrare le cose troppo casualmente. 

L'occhio sveglio contro l'occhio intontito da troppi messaggi non selezionati opportunamente dal cervello. 

La personalità di un autore contro il povero tran tran espressivo di un impiegato dell'immagine-collezionista di figurine. 

Contro i picture editor che non conoscono la Fotografia, contro certi giurati dei concorsi fotografici "tuttodrittotuttopreciso", contro critici ben pagati e con poca voglia di cercare (vedono un cipresso e dicono Toscana, vedono un paesaggio e dicono Fontana), contro giornalisti e pubblicitari immersi e gonfi come pezzi di pane nel grande brodo nauseabondo degli stereotipi e dei luoghi comuni.

Per non fermarsi ancora dietro la fila più lunga al casello dell'autostrada, e c'era una porta vuota...

Perché quello che non vi aspettereste mai vi capiterà sempre quando meno ve l'aspettate...

Per non dire mai "non so più cosa fotografare". 

Per fuggire dall'imbecillario collettivo.

Programma  

Il corso avrà inizio martedì 21 ottobre alle ore 21,30 presso la sede del Fotocineclub Fermo in contrada Girola con una serata di presentazione delle attività previste. Avrà cadenza settimanale (tutti i martedì alle 21,30) e terminerà alla fine del mese di aprile. Sono previsti trenta incontri tra lezioni teoriche e uscite per fotografare. Il corso è diviso in due parti: nella prima, che terminerà il 23 dicembre, ci occuperemo di questioni di tecnica e dei temi fotografici; la seconda, che terminerà il 27 aprile, sarà dedicata agli approfondimenti necessari a chi non si accontenta della fotografia come semplice passatempo ma vuole continuare a crescere e avere maggiori soddisfazioni.  Il corso si concluderà con una serata pubblica durante la quale saranno proiettati i lavori svolti e consegnati gli attestati di partecipazione.

 

"Un bravo fotografo dovrebbe passarsi la carta vetrata sugli occhi tutte le mattine"

Guy Le Querrec / Magnum

 

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THE RESTORATION OF SEEING

To make photography does’t  means to know as a camera works, to know all the innovations on the market and to operate with a "prescription book" that allows us not to mistake a shot. If we are unsatisfied of our photographies it’s useless to change the camera, often what we must change is our head, because  we have not been able to shoot our subjects in the proper way. Through this workshop we will take care of the education of seeing and will realize a mental restoration in order to eliminate any deformations and stereotypes that prevent us to select in the just way the things to put in that frame that will become a photography. The photographers are not normal persons: they see more and  better than others, and they record what they see in order to show it to the others, the standard people, that often are near blind. Let’s go together in this adventure that will transform, after a short time, our way to face things and persons, will awake our look and our mind to perceiving the true essence of the world in which we move and show it in appropriate way. The equipment is not important.

Enjoy your subjects, enjoy your pictures. 

The restoration of seeing is an indispensable training to eliminate the preconcepts and the stereotypes that banalize our way to look, impoverish our imaginary baggage and blocks our expressive potentialities. It is useful to refresh our ability to perception. Usually the course has a duration of three months with weekly meetings (12 in total and four outings for shooting), in order to make its effect more fruitful and digeribile, but it can also be concentrated in an intensive stage of a week, a true shock therapy in which we must have the courage to put himself uder discussion. The first and indispensable requirement for growig is humility.

Contact us for new editions of this workshop.

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Il restauro della visione è un training indispensabile per eliminare i preconcetti e gli stereotipi che  banalizzano il nostro modo di vedere, impoveriscono il nostro bagaglio immaginario e bloccano le nostre potenzialità espressive. Serve a rendere più fresca e più agile la nostra capacità di percezione.

Normalmente il corso ha una durata di tre mesi con incontri settimanali (12 incontri con quattro uscite per le riprese), allo scopo di rendere più fruttuoso e digeribile il suo effetto, ma può anche essere concentrato in uno stage intensivo di una settimana, una vera e propria terapia d'urto, in cui si deve avere il coraggio di mettere in discussione anche sé stessi.

Il primo e indispensabile requisito per crescere è l'umiltà.

Presso il Fotocineclub Fermo (AP) dal 21 ottobre 2003:

Piano del corso

Ottobre

21 - Presentazione del corso e iscrizioni

28 - Attrezzatura fotografica

 Novembre

04 - Esposizione, casi critici

11 - Inquadratura e composizione

18 - Paesaggio

25 - Paesaggio (con una uscita per riprese)

 Dicembre

02 - Ritratto (con una uscita per riprese)

09 - Viaggi e reportage

16 - Viaggi e reportage

23 - Critica delle immagini prodotte

Inizio seconda parte il 13 Gennaio 2004

13 - Restauro della visione

20 - Restauro della visione

27 - Restauro della visione

Febbraio (uscita per riprese)

03 - Restauro della visione

10 - Studio del mosso

17 - Creatività

25 - Creatività

Marzo (uscita per riprese)

02 - Lettura dell’immagine

09 - Lettura dell’immagine

16 - Reportage e racconto fotografico

23 - Reportage e racconto fotografico

30 - Il progetto personale

Aprile

06 - Critica delle immagini prodotte

13 - Critica delle immagini prodotte

21 - Il concorso fotografico, la mostra

27 - Presentazione di un lavoro fotografico

Tutte le lezioni comprendono una proiezione di diapositive commentate sullo stesso argomento della serata.

 

 

 

The intelligence and creativity of seeing against the custom of watching and recording things absently.

Wide awake eye against dazed eye from too many messages unselected by the brain.

The strong personality of an author against the tran tran of a petty clerk picture-cards-collector.

Against the picture editor ignorants in Photography,

against such jury panels of photographic competitions “all-exact-all-straight ",

against all the well paid critics that don’t feel like working (they see a cypress and they say Tuscany, they see a landscape and they say Fontana),

against media men and advertising agents drowned in the nauseous broth of the stereotypes and commonplaces.

In order not still stop the car behind the longer row at the motorway gate, and then look an empty other one...

Because what you would never imagine, always will arrive when less you espect it...

For never say "I don’t know what to photograph anymore".

In order to escape from the collective imbecillarium.